Le “Careers of Passion” Sono un’Illusione? Il Mito del “Fai Ciò che Ami”

Per anni ci è stato ripetuto che lavorare con passione fosse la chiave per una carriera soddisfacente e di successo. Slogan come "fai ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita" hanno alimentato il sogno di trasformare interessi personali in percorsi professionali gratificanti. Tuttavia, negli ultimi anni, questo modello sembra entrare in crisi. Sempre più persone si interrogano sull’effettiva sostenibilità delle "careers of passion" e sulla necessità di bilanciare realismo economico e soddisfazione lavorativa.

L'illusione della passione come motore della carriera

Il concetto di "career of passion" si basa sull’idea che lavorare in un ambito che amiamo possa portare non solo gratificazione personale, ma anche successo professionale e stabilità economica. Tuttavia, questa visione idealizzata spesso ignora fattori cruciali come:

  • Sottopagamento e precarietà: molte professioni artistiche, creative o umanistiche (scrittura, musica, design, arte, insegnamento) sono caratterizzate da compensi bassi e contratti instabili.
  • Sfruttamento del lavoro emozionale: le aziende spesso sfruttano la passione dei lavoratori per giustificare salari inferiori e carichi di lavoro elevati.
  • Burnout e insoddisfazione: quando la passione diventa un obbligo e non un piacere, il rischio di esaurimento aumenta.

La realtà economica: lavorare per lo stipendio non è un fallimento

Se da un lato inseguire una carriera appassionante può sembrare l’ideale, dall’altro sempre più persone stanno rivalutando l'importanza della sicurezza economica. Lavorare solo per lo stipendio è spesso visto in modo negativo, ma in realtà offre vantaggi concreti:

  • Stabilità finanziaria: poter contare su un salario adeguato permette di pianificare il futuro con maggiore tranquillità.
  • Maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro: quando il lavoro non è una passione totalizzante, è più facile separare la sfera professionale da quella personale.
  • Possibilità di coltivare le passioni nel tempo libero: molti trovano soddisfazione nel dedicarsi ai propri interessi senza trasformarli in un’occupazione a tempo pieno.

Il mito della vocazione e la nuova visione della carriera

Negli ultimi anni si sta affermando una nuova consapevolezza: il lavoro non deve necessariamente coincidere con la propria identità o con la propria passione. Questo ha portato a una trasformazione nel modo di concepire la carriera:

  • Multipotenzialità: molte persone preferiscono non legarsi a un’unica vocazione, ma esplorare diversi ambiti lavorativi nel corso della vita.
  • Lavoro come mezzo e non come fine: il lavoro viene visto sempre più come uno strumento per raggiungere il benessere personale, piuttosto che come una missione.
  • Flessibilità e adattabilità: invece di cercare il “lavoro dei sogni”, cresce l’idea di adattarsi alle opportunità che si presentano, scegliendo ruoli che offrano un buon bilanciamento tra interesse e stabilità economica.

Conclusione: il giusto equilibrio tra passione e pragmatismo

La crisi delle "careers of passion" non significa necessariamente che la passione debba essere abbandonata, ma piuttosto che è fondamentale trovare un equilibrio tra interesse personale e sostenibilità economica. Non esiste un’unica strada giusta: c’è chi riesce a vivere della propria passione e chi preferisce un lavoro più stabile, riservando le passioni al tempo libero. La vera chiave per una carriera soddisfacente è comprendere quali sono le proprie priorità e agire di conseguenza, senza lasciarsi influenzare da miti e aspettative irrealistiche.



Elisa Ravazzolo

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